1.1. La geografia come hub per la pluridisciplinarietà
1.2. Geography is everywhere
1.3. La geografia consente analisi su scale diverse
1.4. Per una geografia che aiuti a vivere meglio e connessa col mondo del lavoro 
1.5. Una geografia dinamica, pratica e orientata alla soluzione dei problemi
1.6. La declinazione delle nostre teorie
1.7. La metodologia didattica
1.8. Le persone del progetto Bertagni Geography

 

La geografia come hub per la pluridisciplinarietà

La geografia è come un letto di un fiume che prende forma e sostanza solo se e quando viene irrorato da altri saperi tributari. Senza queste contaminazioni, queste visioni della Terra complementari, la geografia resta incompiuta. Sarebbe come avere a disposizione delle ottime fondamenta e rinunciare a costruirvi qualcosa. Ecco allora che Bertagni Geography attraverso catture fluviali al contrario vuol riportare gli affluenti nel loro alveo originario e favorirne la confluenza nel fiume-madre della Geografia le cui acque, ora impetuose e ricche di elementi, sfociano nel Mare della Conoscenza. Una conoscenza più armonica, fertile e consapevole, meno specialistica e frammentata.

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The Geo River (Ideazione Marco Bertagni, realizzazione grafica Roberta Donnini)

 

ida-moriconi-psicoloaIl progetto Bertagni Geography ed in particolare l’equiparazione della geografia al letto di un fiume nel quale confluiscono i diversi saperi-tributari mi ha fatto venire in mente l’archetipo junghiano, ovvero delle forme vuote che danno delle informazioni di contesto su cui innestare le esperienze di vita. L’archetipo centrale è tra l’altro quello di Demetra, la Grande Madre, o Madre Terra.

Ida Moriconi, Psicologa

 

Oltre al fiume Geografia, immaginiamo anche un geo-polpo che avvinghia la Terra il cui disegno, la cui descrizione, ovvero l’oggetto centrale della Geografia, prende forma solo ove ogni tentacolo simboleggi una disciplina diversa che assorbe dal globo quanto di sua competenza e trasmette l’informazione al cervello dell’intelligente animale che intercetta i dati provenienti dai diversi saperi, li elabora e li restituisce in forma compiuta.

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GeOctopus (Ideazione Marco Bertagni, realizzazione grafica Alessandro Tontini)

 

Lasciando da parte le metafore, quello che abbiamo fatto è stato individuare quattro blocchi di indagini: la conoscenza e la rappresentazione del mondo, l’uomo e i popoli, l’ambiente e il territorio e le attività economiche. E poi scandagliare ogni area con l’ausilio della geografia “allargata”, rinforzata, completata da saperi, discipline e attività quali il viaggio, la percezione, le arti visuali, la cartografia, la musica, le lingue, la politica, la storia, la natura, la pianificazione, l’agricoltura, l’economia, il commercio, il turismo e così via.

 

QUADRO SINOTTICO DEL PROGETTO BERTAGNI GEOGRAPHY

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La realtà è complessa, interdisciplinare, interconnessa. La geografia può fare da substrato e da collante dei vari saperi per una lettura più profonda della Terra

 

Lanciamo sguardi multiangolari di taglio geografico sul Mondo e affrontiamo argomenti e problemi in maniera più organica, meno episodica e dunque con maggiori possibilità di capire l’essenza della Terra, di distillarne il cuore, di risolvere le questioni.

My brother asked the birds to forgive him: that sounds senseless, but it is right; for all is like an ocean, all is flowing and blending; a touch in one place sets up movement at the other end of the earth. It may be senseless to beg forgiveness of the birds, but birds would be happier at your side –a little happier, anyway– and children and all animals, if you yourself were nobler than you are now. It’s all like an ocean, I tell you. Fyodor Dostoyevsky

 

Geography is everywhere

Non vogliamo sancire sic et simpliciter il primato della geografia come materia-guida per qualsiasi processo di interconnessione scientifica.

Tuttavia – soprattutto quando lo scopo dell’armonizzazione dei saperi è quello di una migliore comprensione del Mondo e dell’Uomo e dell’interagire dell’Uomo col Mondo come non riconoscere un ruolo centrale alla geografia? Ma solo a patto, lo ripeteremo all’infinito, che i cosiddetti cultori di questa scienza abbandonino autoreferenziali manie di indipendenza e la trasformino in un centro di elaborazione dati, in uno snodo logistico che accoglie saperi frammentati e ridistribuisce un sapere unificato.

Sulla scia di Edgar Morin, cerchiamo “un metodo che riveli e non nasconda i legami, le articolazioni, le solidarietà, le implicazioni, le connessioni, le interdipendenze, le complessità” delle diverse materie.

Abbiamo intrapreso un viaggio di conoscenza che troverà la sua struttura durante il suo svolgimento, quando attraverseremo i confini disciplinari.

Saremo guidati dal Genius Loci – vera essenza della geografia – che sarà, al contempo, la nostra bussola, il filo conduttore, le fondamenta e il cemento della costruzione interdisciplinare che stiamo progettando, ma anche l’oggetto della nostra ricerca.

Tentare di definire la geografia è difficile, e il desiderio di aggettivare questa materia abbinandola ad altre discipline è – secondo alcuni – un fattore di indebolimento.

I cultori dell’ortodossia geografica vedevano in passato, e continuano in alcuni casi anche oggi, a guardare con sospetto e distacco radical chic i tentativi di usare la geografia come passpartout multidisciplinare per l’interpretazione del mondo.

Per questi soloni l’etichetta, il confine, l’orticello è più importante (e governabile) di una complessa e faticosa opera di contaminazione, di melting pot dei saperi.

Compagna aveva fondato una scuola nel 1954 insieme ad altri giovani intellettuali meridionali. Tuttavia, nella sua dimensione più specificamente definibile geografica, tale scuola venne al suo esordio ritenuta estranea alla geografia ufficiale, ovvero quella praticata dai più anziani detentori all’epoca di cattedre universitarie.

Molti fra noi, specie i più anziani, ricorderanno infatti come non pochi esponenti della geografia ufficiale degli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta nutrissero diffidenza nei confronti di Compagna.

Alcuni, che si ergevano a custodi del presunto pensiero geografico ortodosso, in nome di tale ortodossia decretavano ciò che dovesse ritenersi «geografico» o «non geografico».

Compagna fu subito bollato come «non geografo»: era un outsider proveniente dal giornalismo e dalla politica, e come tale da tenere a distanza. L’acrimonia della «geografia ufficiale» durò a lungo e ritardò alquanto l’andata in cattedra sua e dei suoi allievi.

Ci difettava, secondo alcuni, l’«approccio geografico». In verità non solo taluni antichi custodi dell’ortodossia, ma anche qualche loro «nipotino» a lungo ha continuato ad appellarsi a tale vaga espressione – l’«approccio geografico» – quale parametro di valutazione di purezza dei prodotti collocati o collocabili nella disciplina. Talvolta velario di assolute banalità. Una purezza basata su matrici culturali pur rispettabili, quali le derivazioni positivistiche di scuola germanica, e sulla meno apprezzabile dominanza di intenti descrittivi, tassonomici. Con vigile cura a delimitare i confini con altre discipline, e altre esperienze culturali, nel timore di contaminazioni

Ernesto Mazzetti – “Pensando la geografia come crocevia culturale”

 

In realtà, non abbiamo alcuna ansia di tracciare i confini della geografia.

Vogliamo connettere ciò che è disgiunto o meglio che “è stato” disgiunto.

Alterando un naturale equilibrio dei saperi, a partire dal XIX secolo si è infatti verificata una crescente differenziazione disciplinare, a cagione di convenienze di varia natura, per creare corporazioni, per potersi arroccare in torri d’avorio di conoscenze elitarie, esclusive, auto-referenziate.

Non ci piace quando il geografo descritto da Antoine de Saint-Exupéry ne “Il piccolo Principe”, si autoproclama non esploratore e “troppo importante per andare in giro”. Per noi il geografo deve essere, se possibile, il primo esploratore del mondo ed avere l’umiltà, e soprattutto il piacere, di dividere con altre persone, altre sensibilità, le percezioni della Terra, contaminarle e distillarle.

esperto-geografo-immagine"Sono un geografo", disse il vecchio signore. "Che cos'è un geografo?". "È un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti". "È molto interessante", disse il piccolo principe, "questo finalmente è un vero mestiere!" E diede un'occhiata tutto intorno sul pianeta del geografo. Non aveva mai visto fino ad ora un pianeta così maestoso. "È molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani?". "Non lo posso sapere", disse il geografo. "Ah! (il piccolo principe fu deluso). E delle montagne?". "Non lo posso sapere", disse il geografo. "E delle città e dei fiumi e dei deserti?". "Neppure lo posso sapere", disse il geografo. "Ma siete un geografo!" "Esatto", disse il geografo, "ma non sono un esploratore. Manco completamente di esploratori. Non è il geografo che va a fare il conto delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli oceani e dei deserti. Il geografo è troppo importante per andare in giro. Antoine de Saint-Exupéry     


Non vogliamo svuotare di contenuto le discipline, ma aggregarle funzionalmente, metterle in discussione, farle disintossicare da loro stesse, per un sapere più denso, armonico, meno frammentato, orientato alla soluzione dei problemi concreti più che verso solipsismi accademici. 

Solo una geografia multiculturale può essere percepita e respirata ovunque, everywhere, altrimenti la materia da noi tanto amata rischia di esser dimenticata, marginalizzata e di ritrovarsi…nowhere!

“The decline of geography in academia is easy to understand: we live in an age of ever-increasing specialization, and geography is a generalist's discipline. Imagine the poor geographer trying to explain to someone at a campus cocktail party exactly what it is he or she studies.

"Geography is Greek for 'writing about the earth.' We study the Earth."

"Right, like geologists."

"Well, yes, but we're interested in the whole world, not just the rocky bits. Geographers also study oceans, lakes, the water cycle..."

"So, it's like oceanography or hydrology."

"And the atmosphere."

"Meteorology, climatology..."

"It's broader than just physical geography. We're also interested in how humans relate to their planet."

"How is that different from ecology or environmental science?"

"Well, it encompasses them. Aspects of them. But we also study the social and economic and cultural and geopolitical sides of--"

"Sociology, economics, cultural studies, political sciences."

"Some geographers specialize in different world regions."

"Ah, right, we have Asian and African and Latin American studies programs here. But I didn't know they were part of the geography department."

"They're not."

(Long pause.)

"So, uh, what is it that do study then?”

Ken Jennings

 

La geografia consente analisi su scale diverse

Bertagni Geography oltre che lanciare sguardi polidisciplinari sulla realtà, vuole esaminare quest’ultima anche su scale differenti. Desideriamo infatti ridare centralità all’uomo, inteso come singolo individuo, portatore sano di una storia di vita che non può e non deve essere sacrificata sull’altare delle dinamiche quantitative, spersonalizzanti, de-constestualizzanti.

Uno degli strumenti più tipici, ma beninteso non esclusivo, del ragionamento geografico è proprio quello di valutare i problemi su scale diverse. Ecco, la geografia, in questa sua veste ampliata, sia a livello fisico che umano, deve favorire analisi su scale diverse: cercare di capire i fenomeni nei loro andamenti generali, ma anche a livello di dettaglio sempre maggiore fino a raggiungere, da un lato l’individuo, dall’altro il luogo.

Allo stesso modo, quindi, rivendichiamo la sacralità dell’Uomo e del Luogo e del loro spirito, della loro identità, stratificazione diacronica di esperienze, vissuti, cambiamenti naturali o indotti. 

L’uomo sa che il mondo non è su scala umana; e vorrebbe che lo fosse

André Malraux


Per una geografia che aiuti a vivere meglio e connessa col mondo del lavoro

Il nuovo sapere, poliedrico a base geografica, non è e non deve essere fine a se stesso. Formarsi secondo i principi della duttilità disciplinare, dell’orientamento alla soluzione interattiva dei problemi in cui la conoscenza e consostanziale all’azione, della complessità comprensibile, costituisce un plus nei riguardi di se stessi e di un mondo del lavoro che cerca sempre più conoscenze e capacità analitiche interconnesse.

Ci piacerebbe che i criteri formativi tendessero a costruire quella che Edgar Morin chiama una “testa ben fatta”, in contrapposizione ad una “ben piena”. Per avere la testa ben fatta è necessario avere un’attitudine a individuare e trattare i problemi e disporre di principi organizzatori  che permettano di collegare i saperi e di dar loro senso.

Se si riesce in questa impresa, riteniamo appunto che emergano dei plus di sicuro interesse.

Un plus nei riguardi di se stessi, perché vi è una profonda soddisfazione personale nello sviluppare capacità analitiche e di sintesi della realtà informate alla ricerca di un sapere complesso ma unitario, fatto di sfumature infinite che però si compongono in un quadro armonico con diverse profondità di campo.

E, per i più pragmatici, un plus curriculare, in quanto  le imprese del primario, del secondario e soprattutto società che erogano servizi del terziario avanzato, di consulenza strategica, da quella commerciale al lobbying, dal marketing alla geo-localizzazione, hanno bisogno di impostare il proprio modus operandi in maniera dinamica, su scale diverse, conoscendo il territorio e i suoi abitanti, senza pregiudizi né soluzioni preconfezionate.

I profili professionali più ricercati sono quelli di persone con mentalità aperta, con dimestichezza per le lingue, con il senso del rispetto per tutto ciò che è altro, con capacità di collegare funzionalmente i saperi. Una sorta di versione moderna dei poliedrici personaggi antichi di cui parlava Lemontey.

Noi restiamo colpiti da ammirazione al vedere tra gli antichi lo stesso personaggio essere al tempo stesso, e in grado eminente, filosofo, poeta, oratore, storico, sacerdote, amministratore, generale di esercito. I nostri spiriti si smarriscono alla vista di un campo così vasto. Ognuno ai giorni nostri pianta la sua siepe e si chiude nel suo recinto. Ignoro se con questa sorta di ritaglio il campo si ingrandisce, ma so bene che l’uomo si rimpicciolisce.

Lemontey

Ed ecco allora che la geografia, nella veste multifunzionale che stiamo cercando di darle, può davvero essere il substrato, l’humus culturale imprescindibile per un professionista che guarda alla sua crescita e a quella dell’azienda in uno scenario competitivo in cui il networking e lo stabilire connessioni sono elementi che fanno la differenza.

Si tratterà poi di capire – con urgenza e con serietà – quali sono gli strumenti che i giovani hanno per render note alle imprese le proprie conoscenze e sviluppare una interazione reale e non di facciata finalizzata all’inserimento lavorativo.

Tanta, forse troppa strada deve esser ancora fatta, quantomeno in Italia, per rendere efficienti i servizi pubblici, scolastici e universitari, di recruitement e placement presso le aziende. (Il sorprendente conflitto d’interessi dello studente-imprenditore e altri strani casi di ordinaria burocrazia – di M. Bertagni)

Un’istituzione universitaria è potenzialmente garanzia di crescita e di miglioramento per il territorio in cui è insediata. Non sempre però, i rapporti tra università e contesto economico in cui operano sono tali da garantire una comunicazione efficace ed il trasferimento del bagaglio di innovazione e di competenze dall’università al territorio

Fondazione CRUI

 

Una geografia dinamica, pratica e orientata alla soluzione dei problemi

Vogliamo favorire una didattica che presenti la geografia come un sapere orientato alla soluzione dei problemi (Phenomenon based learning) e che dia con forza il messaggio che tale soluzione non può essere prestabilita.

L’azione è l’occasione per far emergere ed evolvere la conoscenza, conferendo a quest’ultima una dinamicità che invece l’analisi preliminare tende a cristallizzare.

Guardiamo, con forte interesse, ai modelli didattici olandesi e finlandesi.

Il primo per quanto riguarda il taglio pratico e versatile che questa scuola ha sempre dato all’insegnamento della geografia.

La geografia olandese è divenuta una scienza eminentemente applicata, che svolge un ruolo di coordinamento nello sviluppo e pianificazione regionale ed urbana, al punto che esistono in Olanda numerose facoltà e accademie geografiche, in cui si specializzano ogni anno in media un migliaio di studenti. Esiste addirittura la professione, molto ambita, del geografo

Elio Migliorini

Il secondo perché orientato allo studio interdisciplinare e olistico dei fenomeni, in un contesto autentico, attraverso il superamento del “Teaching by subject” (Insegnare per materia) in favore del “Teaching by topics”  (Insegnare per argomento, per fenomeno) (Teaching by subject or by topics? – Intervista a Liisa Pohjolainen e Pasi Silander - di Marco Bertagni ed Elisa Tachis).

 

Finland is about to embark on one of the most radical education reform programmes ever undertaken by a nation state, escaping traditional “teaching by subject” in favour of “teaching by topic”. This is going to be a big change in education in Finland.

liisa-pohjolainenelisa-tachisLiisa Pohjolainen, Direttore Dipartimento Educazione, Ministero dell’Istruzione, Finlandia

Elisa Tachis, Senior Manager di Bertagni Consulting sr

 

Si tratta di individuare un problema, un argomento e analizzarlo da tutti i punti di vista e su diverse scale. E’ un lavoro complesso, che può creare spaesamento, che ci disancora dai porti tranquilli dei saperi tradizionali, verticali.

Tuttavia, quando - dopo aver tolto gli ormeggi e navigato nel mare aperto e procelloso della conoscenza frammentata e aver affrontato le alte onde e le subdole correnti della dispersione disciplinare tenendo ritta la barra su una traiettoria informale, non dogmatica, non prestabilita, pluriangolare e multiscalare - si intravedono all’orizzonte le connessioni armoniche tra i saperi e la ricomposizione delle onde in calme e profonde acque, una nuova consapevolezza ci contagia.

E da questa (inebriante) consapevolezza nascono le soluzioni e le risposte.

 

giovanni-attiliE se partissimo proprio da lì? Dai problemi? Si rovescerebbe il punto di partenza. L’accento verrebbe posto sui fenomeni da analizzare piuttosto che sulle rigide specializzazioni accademiche. Si aprirebbero orizzonti metodologici sostenuti dal tentativo coraggioso di restituire la giusta complessità ai fenomeni investigati. Le barriere cognitive e le arbitrarie sovrastrutture specialistiche verrebbero messe in discussione a favore di una più feconda contaminazione delle discipline: la sola in grado di rispondere alla complessità con la complessità

Giovanni Attili, docente Università La Sapienza, Roma

Phenomenon based learning is holistic learning. In Phenomenon based learning the focus is, instead of school subjects, on the more actual and interdisciplinary elements, on the topics like EU, human, environment etc. A human is a good example of the topic/phenomena that combines e.g. biology, psychology and health education etc.. You cannot understand “human” by observing it only from the viewpoint of an individual school subject.

In Phenomenon based learning, things to be learning are in the real and authentic context. There are no multiple choice task, gaps or other unauthentic or decontextualized elements. In addition, this authentic learning increases students’ motivation.

Phenomenon based learning methods support and facilitate students to learn very important skills like problem solving, reasoning, critical thinking, analyzing etc., the skills and cognitions that are very vital in the modern society, in a real life and in the working life.  By phenomenon based learning students also get more insightful knowledge on the topics and subjects matters as well as they learning thinking skills, social skills etc., sc. 21st century skills.

Liisa Pohjolainen e Pasi Silander 

 

La declinazione delle nostre teorie

Per ogni sezione del progetto Bertagni Geography abbiamo individuato “esempi” rispetto appunto alla necessità di lanciare sguardi nuovi sulla geografia polifunzionale e di interconnettere conoscenze.

GLI AFFONDO TEMATICI DEL PROGETTO BERTAGNI GEOGRAPHY

Didattica della geografia

  • Il sorprendente conflitto d’interessi dello studente-imprenditore e altri strani casi di ordinaria burocrazia (Marco Bertagni)
  • Teaching by subject or by topics? - Intervista a Liisa Pohjolainen e Pasi Silander (Marco Bertagni e Elisa Tachis)
  • Geochiamo? (Marco Bertagni, Mattia Bertagni, Andrea Lo Basso, Matteo Vommaro)
  • Bertagni Geography: un nuovo modo di pensare, insegnare e applicare la geografia. Casi di studio paradigmatici di approcci conoscitivi basati sulla geografia, multi-prospettici e poli-disciplinari (Marco Bertagni ed Elisa Tachis)

Conoscenza e rappresentazione del mondo

  • Lisbona una finestra sul mondo e su se stessi (Marco Bertagni)
  • Una scrittrice italo-australiana fa il giro del mondo. Intervista a Monica Romeo ( Marco Bertagni)
  • Perché viaggiamo? Panoramica sulle motivazioni al viaggio in base alle origini geografiche (Marco Bertagni e Monica Romeo)
  • Bertagni on the move: i miei itinerari (Marco Bertagni)
  • Glarnerland: stesso luogo, percezioni diverse (Ira Dari e Roland Stross)
  • In un mondo di geo-sinesteti (Marialuisa Tonielli)
  • In vino locus - Intervista a Elizabeth Clinton (Marco Bertagni)
  • L’uomo del fiume – Intervista a Antonio Mazzei (Marco Bertagni)
  • E’ possibile rappresentare il mondo? – Intervista a Giovanni Attili (Marco Bertagni)
  • Ricostruzioni geo-storiche ed archeologiche attraverso carte di diversa epoca, scala e tipologia. Focus sui portolani del medioevo - Intervista a Luisa Migliorati (Marco Bertagni, Chiara Fuiano)
  • Le possibili applicazioni dei GIS. Le vite di un field geographer irlandese e di un Ammiraglio della Marina Militare Italiana - Intervista a Charlie Roche e Francesco Lo Sardo (Marco Bertagni e Matteo Vommaro)
  • Dal giardino-museo di Albert Khan a Villa Celimontana: il mondo attraverso gli archivi geografici - Intervista a Nadia Fusco (Marco Bertagni, Cristiano Tancredi, Giulia Massimiani)
  • Philosophy of discovering (Ira Dari)
  • La fotografia come strumento multidisciplinare e autoriale – Intervista a Giancarlo Ceraudo  (Marco Bertagni, Roberta Donnini)
  • Il complesso rapporto tra cinema e territorio - Intervista a Bruno Toussaint (Marco Bertagni)
  • Arti visuali e Genius Loci - Intervista a Antonio Rezza e Flavia Mastrella (Marco Bertagni)
  • Roma-Terracina un viaggio tra luoghi reali e metaforici alla ricerca dell’anima - Intervista a Eleonora Danco (Marco Bertagni)
  • Il viaggio e il suo racconto - Intervista a Armando Finodi (Marco Bertagni, Cristiano Tancredi, Giulia Massimiani)
  • La biblioteca di  Bertagni Geography (Marco Bertagni)

Uomo e Popoli

  • Le regole d’oro per lavorare nella babele comunitaria - Intervista a Paola Rizzotto  (Marco Bertagni, Elisa Tachis)
  • Lingue, linguaggi e identità. Italianità sparse (Marco Bertagni)
  • Tango: origini, orgoglio, identità - Intervista a Pablo Ahmad e Valeria Lorduguin (Marco Bertagni, Giulia Massimiani)
  • Lusitani momenti di gusto. Influenze geografiche sull’enogastronomia portoghese (Marco Bertagni e Roberta Donnini, con interviste a Susana Guterres, Luisa Gomes, Leandro e Elsa Antunes e Antonio Serrazina)
  • Il rapporto a diverse scale tra cibo e territorio – Intervista a Rossella Belluso (Marco Bertagni)
  • Il rapporto tra squadre di calcio e territorio (Andrea Lo Basso)
  • Le geografie umane del calcio: movimenti, territorialità, linguaggi (Marco Bertagni, con intervista a Roberto Bettega)
  • Grapelines: le vie australiane dell’uva (Marco Bertagni e Saverio Minutolo)
  • Italia, Argentina. Flussi migratori e impronta lasciata dagli italiani in Argentina (Marco Bertagni – Con interviste a Giancarlo Ceraudo e Elizabeth Schnitzker)
  • La ricerca dell’identità in America Latina - Intervista a Andranik Suleimanian – di Ira Dari
  • I rapporti tra geografia e psicologia e la paradigmatica antropoloZia di Amatrice - Intervista a Adriano di Fraia e Ida Moriconi (Marco Bertagni)
  • Il medico dei migranti: tra psicologia e medicina – Intervista a Anna Paola Massetti (Marco Bertagni)
  • Salute e igiene ambientale nella letteratura, nel cinema e nella giurisprudenza. Da Metropolis alla nuova legge italiana sui reati ambientali (Marco Bertagni e Cristiano Tancredi)
  • Integrazione Europea. Il sogno di Jean Monnet - Intervista a Vito Borrelli (Marco Bertagni, Elisa Tachis)

Ambiente e Territorio

  • Scenari polari - Intervista a Vladimir Ledenev (Marco Bertagni, Vladimir Kovalevskyi, Jane Morgunova)
  • Viaggio nella geomorFOtografia - Intervista a Sirio Ciccacci (Marco Bertagni)
  • L’equilibrio perduto tra spazio rurale e spazio urbano - Intervista a Maurizio Di Mario (Marco Bertagni)
  • Ricostruzione cartografica dello sbarramento e della parziale bonifica dello Zuiderzee e delle conseguenze morfologiche, economiche, sociali e ambientali generate da quest’opera antropica (Marco Bertagni)
  • Geografia e spazio urbano (Luca Bertagni)
  • Ripristino e valorizzazione degli spazi urbani marginali: gli Orti della Garbatella a Roma e  l’eco-museo di Bruxelles (Marco Bertagni e Daniela Terrile)

Attività economiche

  • Come la PAC ha cambiato geografia ed equilibri della filiera europea dell’uva. Intervista a Michele Alessi – Di M. Bertagni e Andrea Lo Basso)
  • Valorizzazione. Focus sull’economia circolare delle distillerie vitivinicole. L’esempio di WiDEN, Wine Distilleries European Network) (Marco Bertagni)
  • Wine design: geografia del commercio internazionale del vino e degli spirits e processi di internazionalizzazione basati su un approccio multidisciplinare e integrato. Case study: The Genius Loci Project (Marco Bertagni)
  • Les Vins de Pays d’Oc: la marque d’un territoire. Stile di vita e Genius Loci come elementi di successo sui mercati internazionali – Intervista a Florence Barthès (Marco Bertagni)
  • Ma il vino non si dovrebbe fare con l’uva? (Marco Bertagni)
  • Un possibile modello di valorizzazione territoriale ai fini turistici.  Progetto di massima per la città di Anzio (Luca Bertagni + Team Bertagni Geography
  • Percorsi mediterranei: Italia, Francia, Spagna e Portogallo (Marco Bertagni)

 

In tutti gli affondo, svolti sotto forma di interviste e dossier nelle 5 sezioni abbiamo applicato i principi metodologici qui più volte enunciati (approccio polidisciplinare, prospettive multiangolari, diverse scale, stretta connessione – ove possibile – con il mondo del lavoro, etc.).

Ma qual’è il valore aggiunto nell’aver applicato questa metodologia per declinare i nostri principi teorici e perché crediamo che questo approccio possa fare la differenza rispetto ad un esame dello stesso argomento (topic) svolto in maniera più tradizionale, specialistica, verticale e da un solo angolo d’osservazione?

Nell’elaborazione dei dossier abbiamo seguito delle linee-guida che ci hanno permesso inizialmente di allargare il campo d’osservazione per poi restringerlo, in un tentativo di sintesi. Il rischio degli approcci olistici è quello della dispersione, di ampliare troppo il campo d’indagine e di analisi per poi perdersi nei meandri di una conoscenza sconfinata ma vuota, impalpabile. Noi vogliamo superare le barriere disciplinari, ma per poi riconnettere le discipline, distillarle e farne scaturire un elisir di conoscenza armoniosa, di sostanza.

Per questo il team di Bertagni Consulting è composto da professionisti di diversa provenienza e con peculiari  competenze che sono disposti – anche  a valle di intensi procedimenti dialettici – a mettere in comune le specificità della propria visione del mondo e il cuore della propria scienza e di contaminare questi elementi con quelli provenienti da altre matrici disciplinari.

Il geografo e la geografia sono, rispettivamente, il profilo professionale e la materia che fungono da collettori in questo poliedrico sforzo dialettico di tesi, antitesi e sintesi.

Tutto questo, beninteso, se, come nel nostro caso, oggetto centrale delle indagini è il luogo (Terra) e l’interazione dell’Uomo con il luogo stesso, ovvero la missione classica della geografia.

Se, ad esempio, oggetto dell’approfondimento fosse lo studio della psiche umana, è evidente che i capi-cordata sarebbero psicologi e psicologia, però, sosteniamo noi, questo dovrebbe avvenire sempre in un quadro di contaminazione culturale.

Al di là della condivisione dei principi che ispirano il nostro lavoro, per noi sarebbe fonte di vera soddisfazione appurare che, una volta sposata la filosofia di Bertagni Geography, il modo di visitare una città, di scattare una fotografia, di guardare un paesaggio, di pianificare modifiche al territorio piuttosto che di internazionalizzare la propria impresa non è più lo stesso.

Dal novero degli oltre 50 dossier realizzati sono stati selezionati quattro macro-casi, paradigmatici rispetto al progetto Bertagni Geography; casi che crediamo possano dare un’idea sia del valore aggiunto del nostro lavoro che della possibilità di “fare la differenza”, di “andare oltre” rispetto ad approcci più lineari.

 

4 CASI PARADIGMATICI DI APPROCCI VERSATILI, MULTIDISCIPLINARI, POLIPROSPETTICI E PLURISCALARI

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Quello che speriamo è che il nostro progetto permetta di ritrovarsi con qualche strumento interpretativo in più, con qualche spunto diverso di lettura del mondo e dei fenomeni che in esso si manifestano.

 

sidebar-claim-01-bertagni-geographyCosì, ad esempio, ci piacerebbe che prima di affrontare un viaggio, fisico, o anche dentro se stessi, qualcuno si ricordasse di alcuni suggerimenti che ci permettiamo di fornire, quali la necessità di verificare la propria sete di conoscenza, la propria curiosità, il proprio livello di apertura verso la meraviglia, di rispetto verso tutto ciò che è altro e diverso da noi; il poter utilizzare tutti i sensi di cui Madre Natura ci ha dotato, la propria capacità di percepire il mondo e di volersi lasciare andare alla percezione del mondo, senza preconcetti di sorta. O ancora, preliminarmente, di documentarsi attraverso le rappresentazioni che altri  hanno dato di quei luoghi attraverso la cartografia, la letteratura, le arti visuali; tenendo ben presente il principio che in ogni rappresentazione c’è l’impronta dell’autore e che dunque bisogna contestualizzarla e non prenderla come oro colato, ma solo come uno degli elementi da aggiungere alla piramide della conoscenza di un luogo al cui apice troviamo solo e soltanto noi stessi e la somma delle nostre attitudini e sensibilità. Nell’esempio “Lisbona una finestra sul mondo e su se stessi” riportato in “Conoscenza e Rappresentazione del Mondo” nell’ambito del progetto Bertagni Geography, l’autore ha descritto la città portoghese mettendo in pratica i concetti appena esposti e quindi il suo sguardo è si è rivolto alla città nel suo complesso e poi ad un quartiere in particolare (l’Alfama), ha riportato visioni della capitale portoghese di illustri artisti, musicisti, registi e letterati (Saramago, Tabucchi, Wenders, Pessoa, Salgueiro) e vi ha aggiunto sensazioni personali, ha cercato di percepire e riportare le sfumature che ogni luogo offre, ha visitato gli stessi posti in ore diverse della giornata e in diversi periodi dell’anno, ha seguìto il consiglio di Calvino di percepire un Paese attraverso i suoi cibi, ha, in una parola, “vissuto” quel luogo anche vagandovi senza meta e senza orologio, in piena libertà e indipendenza. Tutto questo non sarebbe avvenuto se fosse sceso da una nave di crociera sbarcata nel Tago e avesse seguìto il programmino della giornata predisposto dall’Agenzia di turno. 

sidebar-claim-02-bertagni-geographyParimenti, passando dal tema della Conoscenza e Rappresentazione del Mondo a quello dell’Uomo e dei Popoli, se ci ritroviamo ad analizzare il fenomeno delle migrazioni umane, è evidente che non può essere semplicisticamente ridotto allo studio dei fattori che inducono l’uomo a migrare ma che ogni movimento di popolazioni da un luogo all’altro della Terra va scandagliato immergendosi nelle acque della conoscenza, senza fermarsi alle apparenze, alla ricerca del Nautilus che, nelle profondità, nasconde l’essenza. Le cause delle migrazioni possono essere molte, i fattori possono essere push o pull, le scale sono diverse, ci sono migrazioni di massa ma anche del singolo e in quelle di massa ogni singolo è una storia a sé; ecco, le storie di vita: a queste diamo molta importanza. Nell’affondo “Grapelines, le vie australiane dell’uva” dopo aver analizzato i flussi migratori italiani verso l’Australia in generale abbiamo focalizzato le indagini su quelli che hanno generato un’attività connessa con la viticultura e poi, a ogni persona incontrata abbiamo chiesto i dettagli della propria storia. Non ci piace tagliare le cose con l’accetta. Tutto è un susseguirsi di sfumature che noi cerchiamo ambiziosamente di comporre. Odiamo il luoghi comuni e le generalizzazioni. E solo lanciando sguardi trasversali ma non di traverso sui fenomeni, abbandonando i pregiudizi e la supponenza, riteniamo ci si possa avvicinare alla verità ed avere un humus di conoscenze su cui far attecchire decisioni non superficiali, né avventate, dettate dal buon senso e dall’apertura e non dal desiderio di rivalsa o di contrasto a tutti i costi di fenomeni che possono essere governati solo se se ne accetta la complessità e non attraverso semplicistiche riduzioni concettuali.    

sidebar-claim-03-bertagni-geographyNel capitolo “Ambiente e Territorio” sono molti gli esempi che abbiamo redatto in un excursus spazio-temporale che parte dalla Natura com’era alle origini del mondo fino ad arrivare alle forme più moderne di gestione del Territorio e ai temi della salute e dell’igiene ambientale. In questa sezione un dossier che riteniamo paradigmatico per far capire il nostro modo di analizzare i problemi è quello della chiusura e della parziale bonifica dello Zuiderzee. Abbiamo portato gli olandesi ad esempio perché hanno letteralmente costruito il Territorio sul quale vivono, sottraendolo al mare e nel far questo hanno sempre cercato di contemperare varie esigenze e di armonizzare le numerose conseguenze che le ingenti opere di modifica dei Territorio hanno comportato e comportano. La storia della chiusura dello Zuiderzee è quella di una sfida impossibile alla Natura da parte di un popolo che ora può (forse) dire di aver trovato una sorta di modus vivendi con il mare con il quale continua a mantenere un rapporto di paura, rispetto e amore. In questa lotta continua col mare gli olandesi si sono avvalsi di politiche e di professionalità multidisciplinari attraverso cui hanno cercato di non tralasciare nessun aspetto di quelli, numerosissimi, attivati da un progetto unico al mondo quale quello della chiusura e della messa a coltura di un mare! Geologi, oceanografi, ingegneri, architetti, geografi, agronomi, politologi, ambientalisti, psicologi, sociologi, geomorfologi, economisti, urbanisti: team versatili hanno lavorato e lavorano per affrontare gli enormi problemi generati da opere di tale grandezza e per governarle nel rispetto del bene di tutti  e dei comuni interessi. Questo, crediamo, sia l’approccio giusto, e non quello di chi concepisce l’urbanistica e la pianificazione territoriale solo come una fonte di guadagno, di speculazione, dimenticandone la funzione primaria che è quella di definire un giusto equilibrio tra uomo e ambiente.    

sidebar-claim-04-bertagni-geographyInfine, nella parte dedicata alle “Attività Economiche” non manchiamo di evidenziare come un attento studio del Territorio e delle sue caratteristiche sia o debba essere prodromico per qualsiasi attività, da quelle agricole a quelle industriali per finire a quelle commerciali e dei servizi. E anche qui, come spesso accade, il Territorio in tutti i suoi aspetti, unifica e armonizza le diverse attività. Così, nell’esempio “Wine design: geografia del commercio internazionale del vino e degli spirits e processi di internazionalizzazione basati su un approccio multidisciplinare e integrato”, mettiamo in risalto l’importanza del Territorio nell’intero arco della filiera del vino: dalla scelta del terreno su cui impiantare i vitigni, alla localizzazione della cantina di produzione, alla definizione di mercati target. Si parla poi del prodotto e di come valorizzare il brand. Dei Paesi nei quali si vuole esportare e della necessità di conoscere le varie geografie di questi luoghi, da quelle fisiche a quelle umane. Si punta a trovare il giusto mix tra mantenimento delle caratteristiche originarie del prodotto e necessari adattamenti dello stesso sia in termini di composizione che di comunicazione. Non si può pensare in termini di “veni, vidi, vici”. E’ importante – anche e soprattutto nelle pratiche commerciali - conoscere usi e costumi locali e rispettarli. Ecco quindi che emerge di nuovo, questa volta nell’ambito di attività economiche internazionali, la necessità di prendere in considerazione tutti i fattori, da quelli produttivi a quelli relativi alla commercializzazione. La visione olistica diventa imprescindibile e qualsiasi falla nei processi organizzativi può risultare decisiva a favore di una concorrenza sempre più agguerrita e attenta ai dettagli. Abbandonare in definitiva la logica del “questo è il mio prodotto e lo vendo alla mia maniera in ogni parte del mondo” per un approccio meno rigido, più in linea con i tempi e con le sensibilità dei consumatori.    

Ecco dunque, in conclusione, che la differenza, nei vari campi dello scibile e delle attività umane, vien fatta se si erigono poliedricità, sensibilità, apertura, umiltà, rispetto e sete di conoscenza a colonne portanti di un ipotetico tempio della propria forma mentis e del proprio agire.

La possibilità di trasgredire dei confini impone che questi confini debbano esistere. La capacità di entrare in rapporto è legata innanzitutto al riconoscimento di sé, in termini di interessi e competenze sviluppate. E’ da lì che si parte. Da una disciplina. E’ lì che si vuole tornare, cambiati. Un cammino circolare che dalla disciplina si muove verso i fenomeni, contaminandosi con altre discipline che su quegli stessi fenomeni convergono, e ritornando alla disciplina stessa. “Il ritorno all’inizio non è un circolo vizioso se il viaggio, come indica oggi il termine trip, significa esperienza, da cui si risulta cambiati. Allora forse, avremo potuto apprendere ad apprendere apprendendo. Allora il cerchio avrà potuto trasformarsi in una spirale, in cui il ritorno all’inizio è proprio ciò che allontana dall’inizio”

Edgar Morin

 

La metodologia didattica

Sin qui abbiamo parlato dei contenuti del progetto Bertagni Geography.

Vediamo ora a chi intendiamo proporli.

In primis a chi non ha paura del nuovo.

In secundis a chi attraverso un confronto dialettico aperto è disponibile ad ascoltare le nostre proposte, a criticarle e a darci dei consigli per migliorarle. Non ci interessa chi si chiude a riccio, difendendo a oltranza le proprie posizioni e i propri metodi.

Il nostro progetto didattico è modulato a seconda dei target e delle utenze che potranno essere di diversa natura (master post-universitari, acquisizione crediti curriculari, corsi di formazione privati, scuole superiori, scuole medie etc).

La nostra didattica potrà esser declinata sull’intera struttura del progetto Bertagni Geography, piuttosto che su singole parti di esso (Introduzione alla conoscenza e rappresentazione del Mondo, Analisi sensoriali, Pianificazione Territoriale, Internazionalizzazione delle imprese etc).

Abbiamo tuttavia alcuni capisaldi o mantra didattici da cui non vorremmo prescindere.

Si è già detto a lungo della nostra visione della geografia (multidisciplinare, olistica, pratica, orientata ai problemi, connessa al mondo del lavoro).

Vorremmo far passare questi concetti con tecniche di insegnamento che – pur in ossequio del necessario reciproco rispetto delle persone e dei ruoli – favoriscano una maggiore interazione professore-studente, l’abbassamento dei formalismi, la liberazione dal giogo delle etichette distanziatrici.

Parte del mondo accademico ha la propensione a calare dall’alto il cosiddetto “sapere geografico” senza sforzarsi di capire come gli studenti – di ogni età – percepiscano la geografia, come vorrebbero che fosse insegnata e senza indicare loro quali sbocchi professionali questa scienza potrebbe offrire.

Se si vuol connotare positivamente l’espressione la geografia “si fa con i piedi” bisogna liberare il campo (e i piedi!) dalle sabbie mobili burocratiche, da orpelli, dirigismo, supponenza, ostentazione e chincaglieria accademica; cercare di capire il problema e di raggiungerne il cuore, affrontarlo da più punti di vista, senza pregiudizi e senza credere che la propria disciplina sia quella che da sola possa risolvere tutto, privilegiare corsi e insegnamenti che favoriscano il contatto con le persone e il territorio, nonché la conoscenza diretta e la conservazione dell’ambiente. Se questo non dovesse avvenire, si avrebbe la certezza che la geografia è fatta con i piedi di chi dovrebbe invece metterci la testa e il cuore.

Se si vuol dimostrare che la geografia ha dei risvolti pratici, le persone preposte all’orientamento e all’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro, dovrebbero indirizzarli verso aziende che applicano e considerano centrale questa scienza nella propria attività, senza essere schiavi della propria ombra, né della classica e ortodossa impostazione didattica che vuole la geografia come scienza a sé, né delle procedure che a volte costituiscono solo un freno, peraltro discrezionale, agli entusiasmi dei giovani e meno giovani verso questa materia (discorso valido soprattutto nella scuola pubblica, anche se poi la scuola è fatta da persone).

Se si crede davvero che la geografia sia una base per tante discipline, ci si deve aprire mentalmente agli altri saperi e riconoscere, senza viverla come una diminutio, che la geografia completa il suo compito centrale di “disegno del mondo” grazie all’apporto delle altre materie.

Forse i discorsi sulla didattica si stanno facendo seriosi e parafrasando Oscar Wilde e il pensatore ispano-genovese Felipe de Los Cerros…la geografia (come la vita) è troppo importante per essere presa sul serio!

Ecco allora che la geografia può avvalersi – oltreché dei principi didattici di cui abbiamo parlato – anche del gioco. (Geochiamo? – di M. Bertagni, Mattia Bertagni, A. Lo Basso, M. Vommaro).

La funzione del gioco potrebbe divenire centrale nei processi di apprendimento della geografia. Sogniamo dei giochi nei quali la geografia sarà protagonista nella sua veste transculturale, poliedrica e duttile.

Non vorremmo tuttavia che il nostro tentativo di dipingere questa scienza in modo nuovo fosse interpretato come un tentativo di allontanare l’attenzione dai confini originari della geografia, dalle fondamenta che restano quelle di disegnare e far conoscere il mondo anche in quegli aspetti che alcuni definiscono, con disprezzo, nozionistici. Torna il discorso sulle scale, sugli strati conoscitivi: è importante sapere cosa sono i servizi eco-sistemici, ma avere un’idea sull’altezza dell’Everest non sarebbe male; è importante pianificare degli interventi su un territorio ponderando gli apporti delle diverse discipline coinvolte, ma lo è altrettanto rispondere alla domanda “qual’è la capitale amministrativa dello Sri Lanka”! Bertagni Geography: un nuovo modo di pensare, insegnare e applicare la geografia. Casi di studio paradigmatici di approcci conoscitivi basati sulla geografia, multi-prospettici e poli-disciplinari – di M. Bertagni e E. Tachis

 

STRUTTURA SINOTTICA DEL PROGETTO DIDATTICO DI BERTAGNI GEOGRAPHY

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La didattica della geografia, per come la vediamo noi, dovrebbe abbandonare antichi e superati schematismi, aiutare a stabilire connessioni funzionali e strategiche tra geografia ed altri saperi, far intuire i risvolti pratici di questa scienza nella sua nuova veste “rinforzata”, affrontare e risolvere i problemi piuttosto che alambiccarsi su sterili concetti e quesiti quali “la geografia si può o no aggettivare?” o “la geografia ha una sua autonomia”? La realtà deve superare i formalismi accademici e ispirare le tecniche didattiche. Siamo per una geografia integrata e autentica.

Marco Bertagni, speaker al Congresso EUGEO di Budapest 2015 con una relazione dal titolo: "Bertagni Geography: a new way of thinking, teaching and applying geography. Paradigmatic case studies of geography based, multi-perspective and multi-disciplinary approaches".

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Non posso insegnare niente a nessuno, posso solo cercare di farli riflettere

Socrate

 

Le persone del progetto Bertagni Geography

Ogni tema del nostro progetto è stato affrontato con un’attitudine aperta e versatile, olistica ma senza pretendere di esaurire lo scibile umano quanto, piuttosto, di fornire spunti di riflessione sul Mondo.

Abbiamo avuto la fortuna di abbinare le competenze dello staff di Bertagni Geography con quelle di uomini e donne di grande spessore che si sono prestati alle nostre interviste: docenti universitari, registi cinematografici, archeologi, attori, geo-morfologi, performer, cantanti, operai, artisti, calciatori, naturalisti, esploratori, letterati, viaggiatori, dirigenti d’impresa, funzionari pubblici, chef, fotografi, architetti, politici e politologi, economisti, collezionisti, medici, ingegneri, poeti.

Non abbiamo mai guardato l’etichetta ma, appunto, la sostanza delle persone che hanno partecipato e continueranno a partecipare a questo nostro viaggio della conoscenza.

Gli approcci, le metodologie, le idee, gli slanci, gli sguardi, le analisi di cui abbiamo parlato stanno prendendo vita proprio grazie alle persone che si sono trovate coinvolte in questo progetto.    

LE PERSONE INTERVISTATE NEL PROGETTO BERTAGNI GEOGRAPHY 

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Tutti ci hanno dedicato parte del loro prezioso tempo per aiutarci a mettere a fuoco il nostro viaggio, che ora è anche loro, e che hanno fornito infiniti spunti per ulteriori indagini. Perché è proprio questo il bello del percorso che abbiamo intrapreso: le continue sorprese, le imbeccate, le illuminazioni che le persone che incontriamo ci regalano con le proprie storie di vita e che noi, semplicemente, speriamo di essere in grado di raccogliere e di rilanciare per successivi confronti dialettici.

Per recepire e restituire al meglio questa esperienza conoscitiva polidisciplinare abbiamo creato un network, composto da profili professionali diversi – dal geografo all’architetto, dall’archeologo all’analista sensoriale, dall’economista al politologo e così via – ma soprattutto da persone accomunate dalla passione per questo approccio “nuovo” alla geografia e dalla voglia di incontrare gli altri e confrontarsi, dalla capacità di ascoltare, di recepire, di sapersi meravigliare, di percepire con tutti i sensi, persone lontane dalle mode imperanti della supponenza e del parlare per ascoltarsi, così diffuse in certi ambienti.

 

LO STAFF DI BERTAGNI GEOGRAPHY

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Cominciamo tutti insieme il viaggio.

Bertagni Geography: a surprising journey!

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