4.1. Alle origini della Terra

4.2. L'uomo entra in gioco con la natura

4.3. Per una pianificazione territoriale integrata

4.4. Urbanistica e architetture di città

 

Alle origini della Terra

“In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”, o, se si preferisce, “Allah creò l'uomo da un estratto di argilla. Poi ne facemmo una goccia…”.

E’ possibile immaginare com’era il mondo prima del fatidico settimo giorno della Genesi o che Allah creasse l’uomo dall’argilla?

Esistono ancora luoghi sulla Terra dai quali ci sentiamo catapultati alle origini dell’Universo? Possiamo avere testimonianza diretta di cosa si provi nel vedere per primi, dalla notte dei tempi, un’alba o un tramonto in un determinato posto? Scenari polari. Intervista a Vladimir Ledenev – di M. Bertagni, V. Kovalevskyi, E. Morgunova.

marco-bertagni-vladimir-ledenev-e-vladimir-kovalevskyiGli incontri con gli orsi polari sono stati i più impressionanti. Ne avremo visti da vicino almeno 10. Paura e curiosità, questo quello che insieme abbiamo provato, sia noi che gli orsi. Il colpo nel fucile era pronto. Ma loro si sono fermati. E’ come se avessero sentito la nostra paura e vulnerabilità e semplicemente…gli dispiacque!

Vladimir Ledenev, esploratore, racconta un passaggio della spedizione con gli sci al Polo Nord nel 1960 da parte di un team scientifico sovietico

(nella foto Marco Bertagni, Vladimir Ledenev e Vladimir Kovalevskyi)

Osservare la natura ci aiuta a conoscere in mondo. Ancor di più se la si osserva con sguardi polidirezionali.

La geomorfologia, ad esempio, ci può far risalire alle origini della terra e al mondo prima dell’uomo. Questa scienza – collegata in maniera stretta con la geografia – ci consente di capire meglio il disegno e la genesi del nostro pianeta Viaggio nella geomorFOtografia. Intervista a Sirio Ciccacci – di M. Bertagni e C. Tancredi

sirio-iccacciIn Italia ormai tutti gli ambienti sono stati antropizzati, nel mondo esistono ancora scenari naturali, ma un minimo di contaminazione umana compare a volte anche nei luoghi più inaccessibili. Forse i soli deserti caldi e freddi hanno ancora una certa purezza 

Sirio Ciccacci, Professore di Geomorfologia, Università La Sapienza, Roma 

Il volo di un’aquila di mare, la fioritura di un mandorlo, un’onda che s’infrange contro uno scoglio in una spiaggia avvolta nella nebbia, un leopardo che cattura una gazzella, il battito d’ali d’una farfalla: ogni manifestazione della Natura è sacra e ci dà profonde emozioni.

E va vissuta con grande rispetto.

paesaggiotucanoLa fotografia e gli animali sono stati sempre una grande passione per me, ma solo negli ultimi anni si è accesa quella scintilla che ha fatto diventare la ‘fotografia naturalistica’ parte essenziale delle mie giornate. Da allora gli animali, i paesaggi, i fiori e le piante, i dettagli, le forme ed i colori sono cambiati; diversa è l’attitudine verso i grandi e piccoli spettacoli della natura, diversi sono gli occhi che osservano e diversa la capacità di cercare, sentire ed immaginare.

Giampiero Fumel, Avvocato, Fotografo www.giampierofumel.com

 Look deep into nature and then you will understand everything better

Albert Einstein    

 

L'uomo entra in gioco con la natura

Gli scenari primordiali, gli ecosistemi incontaminati, la diffusa biodiversità sono stati offuscati e messi in discussione con la comparsa e l’entrata in gioco dell’uomo sul pianeta Terra.

E fin dalle prime apparizioni nella partita per la sopravvivenza i tackle dell’uomo sulla natura sono stati a…gamba tesa! La natura è stata sempre vissuta come un grande serbatoio di beni per soddisfare i nostri bisogni. Tutto questo può forse essere giustificato per i secoli passati, quando c’erano priorità evidenti rispetto alla salvaguardia dell’ambiente e c’era poca consapevolezza sulla limitata disponibilità delle risorse naturali.

Diventa tuttavia inconcepibile al giorno d’oggi assistere a comportamenti che continuano ad oltraggiare l’ambiente e a mettere a serio repentaglio equilibri ecosistemici, biodiversità, risorse naturali.

monde-sauvageletitia-farrisTornando ad Antananarivo a 15 anni di distanza per una seconda missione per la conservazione delle popolazioni dei lemuri e per salvaguardia dell’ecosistema malgascio rimasi impressionata dalla quantità di 4 x 4 presenti nella capitale del Madagascar. Tutte automobili di associazioni ambientaliste, d’accordo, ma siamo sicuri che l’ambiente di quel Paese stia traendo reali benefici da questa invasione di “amanti” della natura?

Letitia Farris, Naturalista e scrittrice, statement per Bertagni Geography

Le risorse disponibili sono limitate, la crescita economica sta toccando i limiti delle sue compatibilità ambientali e la necessità d'impostare un modello di "sviluppo sostenibile" non è più rinviabile.

La visione dominante è di considerare “risorse” in senso stretto tutte quelle che hanno un qualche valore economico o di soddisfazione di bisogni.

Molte parti del pianeta, molti paesaggi, sono state ulcerati, oltraggiati, saccheggiati dall’uomo.

Lavorare il cobalto, il nickel, il rame qui si chiama “zvetnaja metallurgija”, che non so bene se voglia dire metallurgia “leggera”, “colorata” oppure “dei fiori”. Comunque sia, è un aggettivo imbroglione. Se c’è un luogo dove non c’è nulla di leggero, fiorito e colorato, eccolo qua. Tubazioni nere, enormi, gocciolanti sopra i licheni, camini che sputano zolfo verso nevi immacolate, montagne di residui industriali alte come cordigliere andine sui pascoli ricoperti di fiori delle renne scandinave. La penisola di Kola è così: inferno e paradiso. In pochi posti si legge meglio la sofferenza della Terra.

Paolo Rumiz

Il focus andrebbe spostato su risorse per le quali non è ravvisabile, a prima vista, un contenuto utilitaristico. Secondo Ferrari e Pezzi “Il paesaggio fornisce lo spazio geografico alla biodiversità”. Ecco qui introdotti due concetti, paesaggio e biodiversità, che insieme a termini quali ecosistema, sviluppo sostenibile, ambiente biotico e abiotico ed altri, spesso vengono associati a visioni della vita  contemplative o natural-ecologiste.

Nella gestione delle risorse e del territorio bisogna avere visioni più attente e poli-direzionate, perché distruggere un paesaggio non è solo fare violenza alla storia, al territorio, al Genius Loci, ma è anche un grave danno economico e un abuso delle componenti ambientali.

Il problema è che data la loro scarsità (vera o presunta) le risorse naturali attraggono interessi economico-politici forti; l’acqua, ad esempio, oltre che fonte di vita è sempre più fonte di conflitti internazionali; le energie rinnovabili pestano i piedi alle lobbying delle energie fossili.

Questa situazione generalizzata di scarsità delle risorse naturali o del loro cattivo utilizzo da un lato e, dall’altro, degli alti costi di produzione delle rinnovabili porta a dibattiti planetari ad alta tensione, a pressioni politiche più o meno mascherate, ad aiuti di Stato, a rigurgiti autarchici, a ritorsioni, all’innalzamento di barriere fisiche ed ideologiche, ad analisi più o meno serie sugli impatti economico-ambientali dell’uso di certe risorse. 

uvaPer introdurre l’uso obbligatorio del bioetanolo in Italia, avvenuto nel 2008, sono stati necessari diversi anni di battaglie tra i sostenitori di questo biocarburante e le rappresentanze dei petrolieri che hanno alimentato con ogni mezzo la contro-informazione, disseminando i percorsi giuridici nazionali e comunitari di cavilli e orpelli giuridici che, ovviamente, hanno fatto la felicità della nostra mostruosa macchina burocratica.

 

Genesi dell’introduzione dell’uso di bio-etanolo in Italia

http://www.unibo.it/nr/rdonlyres/af1ee1d0-26b0-4d12-8b2b-706af11195c9/131827/mbertagni.pdf

http://www.qualenergia.it/printpdf/articoli/20071206-bioetanolo-quando-industria-e-burocrazia-collidono-1

http://www.etaflorence.it/best-italia/rpa_06_08_ridotto.pdf

http://www.etaflorence.it/best-italia/rpa_10_08_web_BIOCARBURANTI.pdf

http://www.agricoltura24.com/agri24/img/TerraVita_Bioenergie_specialeBiocarburanti9.pdf

http://www.newsfood.com/agricoltura-apertamente-ammontano-a-73mil-di-euro-i-fondi-per-la-produzione-del-bioetanolo-ma-mancano-i-decreti-attuativi/

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/stenografici/15/comm09/09a-20070508-IC-0398.pdf

http://www.marketpress.info/StoNotiziario_det.php?art=6865&pag=0&g=20040423

http://m.casapassiva.com/news/news/85_Diventa_obbligatorio_lutilizzo_di_bioetanolo_nella_benzina.php

http://www.informazioneambiente.it/upload/moolk/20110217/rpa_04_07.pdf

http://www.baff.info/pdf/BEST_LaSpezia.pdf

http://paroleverdi.blogosfere.it/post/89287/burocrazia-il-male-oscuro-dellitalia

http://www.energeticambiente.it/bio-carburanti/2324156-intervista-di-radio-24-su-biocarburanti.html

http://www.bortonevivai.it/news/articolo.php?id=il%20vino%20-%20ideale%20per%20l'auto

http://archivio.lastampa.it/articolo?id=e7664cb0fbd58e0d6ff9f91802ad4065e9d1ba3c&autore=%22CARUSO+ARMANDO%3BTROMBETTA+SERGIO%22&dove=autore&edizione=%22Alessandria%22&testo=%22SERGIO%22&page=2

http://www.zeroemission.eu/portal/news/topic/Biomasse/id/11210/Alcol-da-fecce-e-vinacce-Biocarburante-che-vale-doppio

http://www.ilvelino.it/it/article/2008/11/20/distillerie-assodistil-il-2008-anno-fondamentale-per-settore/dbf7c859-f34a-4d0e-97d1-06734148a415/

http://www.gitisa.it/wp/wp-content/uploads/tesi/2012/18-Tesi_Letizia_Tuccinardi.pdf    

E’ utopico pensare che un giorno, in qualche angolo del mondo, le decisioni verranno prese in modo sereno e sulla base dell’armonizzazione di tutti gli elementi e le componenti in gioco?

Di come le attività economiche primarie, secondarie  e terziarie abbiano influenzato l’ambiente nel corso della storia parleremo diffusamente nella sezione “Attività Economiche”, qui la domanda chiave è se è ancora possibile parlare del “divino” Genius Loci nell’ambito della pianificazione territoriale delle nostre società desacralizzate?

If the bee disappeared off the face of the earth, man would only have four years left to live.

Maurice Maeterlinck, The Life of the Bee

  

Per una pianificazione territoriale integrata

Che importanza danno gli architetti del territorio e i geografi all’identità del luogo, al suo carattere nonché al rispetto degli equilibri ambientali?

Una lettura cartografica, qualitativa e quantitativa del luogo, lo studio della sua storia, l’analisi delle componenti naturali, delle dimensioni morfologiche, sociali, economiche e politiche sono gli elementi cardine su cui innestare un equilibrato impatto antropico sul territorio. La conoscenza delle complesse intersezioni tra relazioni, luoghi, attori e processi deve guidare l’azione di chi agisce su un territorio per consentirgli di attuare una sana pianificazione ecologica, tenere sotto controllo i rischi e l’incertezza e garantire, infine, il rispetto delle comunità già insediate. 

Esiste o no un’interpretazione unitaria dei concetti di campagna e di città?  Gli interventi sugli spazi rurali vengono attuati secondo politiche di pianificazione territoriale lungimiranti, multifunzionali, attente? Come viene utilizzato e consumato il suolo? L’equilibrio perduto tra spazio rurale e spazio urbano. Intervista a Maurizio di Mario – di M. Bertagni.

marco-bertagni-e-maurizio-di-marioNel nostro piccolo (italiano), sarebbe necessario abbandonare le politiche urbano-centriche ancora imperanti, ed affidarsi senza indugi a nuovi strumenti di programmazione e pianificazione il cui faro e fine ultimo sia la riconquista, in termini culturali prima ancora che di fatto, delle relazioni perdute e dell’indissolubilità tra città e campagna.

Maurizio Di Mario, architetto, senior manager di Bertagni Consulting srl
nella foto Marco Bertagni e Maurizio Di Mario

Si riescono a contemperare, armonizzare le diverse esigenze e implicazioni che derivano da qualsiasi progetto di modifica del territorio?

Un esempio paradigmatico in questo ambito è senza dubbio quello dello sbarramento e parziale bonifica dello Zuiderzee. Questa grande e prolungata opera di trasformazione antropica del territorio olandese ha generato moltissime conseguenze: dai cambiamenti delle linee di costa, a quelli dell’uso del suolo, dai mutati paesaggi, alle città progettate dal nulla, a spostamenti di popolazioni, dalle alterazioni degli equilibri ecosistemici, all’impatto sulla biodiversità. Alla realizzazione di queste opere ed alla gestione del loro impatto sul territorio hanno partecipato disparate professionalità: dagli ingegneri, ai geografi, dagli architetti agli agronomi, dagli economisti agli antropologi, dai geologi ai geomorfologi. E quest’opera è stata attuata gradualmente cercando di raggiungere gli obiettivi che nelle diverse fasi erano prioritari. Il principio della sicurezza delle popolazioni olandesi dalle inondazioni dello Zuiderzee è quello che in un certo senso ha ispirato e per certi versi oscurato tutti gli altri. L’ambiente esce male dai primi decenni di polderizzazione perché le tematiche relative al mantenimento degli equilibri ecosistemici e della biodiversità erano semplicemente in subordine rispetto al target di riferimento. Col tempo le cose sono cambiate. Ricostruzione cartografica dello sbarramento e della parziale bonifica dello Zuiderzee e delle conseguenze morfologiche, economiche, sociali e ambientali generate da questa opera antropica – di M. Bertagni

mappaSono seduto in un punto d’osservazione in alto sulla grande diga del 1932, l’Afsluitdijk, con cui gli olandesi hanno chiuso lo Zuiderzee e penso a quante storie di geografia fisica e di geografia umana ci siano dietro a quella grande barriera di cemento. Immagino il paesaggio a Nord e a Sud della diga che si ricompone sovrapponendo diacronicamente i layer delle inondazioni del Wadden Zee, della creazione della terra dove c’era l’acqua salata, di un popolo ostinato a non arrendersi mai, della nascita di città del futuro, di pescatori senza più il mare, di aringhe estinte, di tradizioni rispettate, di villaggi fuori dal tempo. La diga in questo momento rappresenta meglio di qualsiasi altra cosa il paesaggio costiero dell’ex Zuiderzee ed è la perfetta metafora della sua storia. E’ proprio vero: Dio ha creato il Mondo, l’Olanda l’hanno fatta gli Olandesi!

Marco Bertagni, Conferenza Associazione Italiana Cartografia, Salerno, 2015

... ora in queste cose, una grandissima parte di quello che noi chiamiamo naturale, non è; anzi è piuttosto artificiale: come a dire, i campi lavorati, gli alberi e le altre piante educate e disposte in ordine, i fiumi stretti infra certi termini e indirizzati a certo corso, e cose simili, non hanno quello stato né quella sembianza che avrebbero naturalmente. In modo che la vista di ogni paese abitato da qualunque generazione di uomini civili, eziandio non considerando le città, e gli altri luoghi dove gli uomini si riducono a stare insieme, è cosa artificiata, e diversa molto da quella che sarebbe in natura.

Giacomo Leopardi, Elogio degli uccelli

  

Urbanistica e architetture di città

Quanti saperi entrano, o dovrebbero entrare, in una progettazione urbanistica? Ingegneri dell’ambiente, architetti, geografi, geologi, amministratori, pianificatori, cittadini. Che rapporto c’è tra urbanistica e geografia? E con l’architettura?

E ancora: come si riesce ad armonizzare la visione percepita di un territorio con la realtà oggettiva e pianificare di conseguenza? Come può l’urbanistica ricondurre ad unicum un sistema a infinite variabili e componenti umane, naturali, economiche, politiche? Come analizzarle congiuntamente e prevederne un’evoluzione che sia consequenziale alle scelte di pianificazione che verranno poste in essere? Come intercettare le “storie di vita” di un territorio e sanare, anche attraverso le modifiche degli spazi comuni, dei conflitti? Come mettere realmente l’urbanistica al servizio del benessere dell’uomo? 

FINDING OUR WAY
- A film by Giovanni Attili and Leonie Sandercock

This is a story of a people dispossessed, deep historic wounds, and still unresolved conflict between Indigenous people, governments in Canada and industry. It’s a story of the struggles of two First Nations in the Carrier territory of north central British Columbia (Canada) for land and sovereignty, for healing and revitalization.

The Ts’il Kaz Koh First Nation (Burns Lake Band) have been in conflict with the Village of Burns Lake over appropriated lands for almost a hundred years, a conflict that culminated in the municipality shutting off water and sewerage services to their Reservation in the year 2000, and the Band taking the Village to the Supreme Court of BC.  The Cheslatta Carrier Nation were evicted from their homeland in 1952 by Alcan’s hydroelectric project, and are still struggling to keep their heads above water. This is 21st century Canada, and this is a story with a question mark. After almost a century of apartheid in this region, the film asks: Is there a way forward? (https://www.youtube.com/watch?v=1d0NcFUiSRA)    

 

Nel caso di Burns Lake, Canada, British Columbia, il team di Urbanisti ha offerto un intervento di pianificazione territoriale volto a ricomporre il conflitto sociale, a pacificare le parti. Attraverso la realizzazione di un documentario etnografico e processi continui di acquisizione di conoscenza si è arrivati ad un livello di interazione sociale che ha implicato una diversa e migliore  gestione del territorio e la costruzione di gathering places, punti d’incontro

Giovanni Attili, Urbanista, Docente Università La Sapienza, Roma 

Forse è proprio l’aspetto diacronico quello di cui l’urbanista deve in via primaria tener conto quando esamina le città e pianifica interventi.

Qual è la storia dell’urbanistica della città?

Lo studio della città piuttosto che in base ad una modellistica astratta va affrontato come l’analisi di un organismo vivente, in continua trasformazione e l’indirizzo di tale operato è il miglioramento della vita degli uomini. La geografia come studio dello spazio diventa quindi, nell’analisi dello spazio urbano, una disciplina che, oltre a tutte le implicazioni più strettamente correlate con l’ambiente naturale, deve fare i conti con le trasformazioni artificiali realizzate, e in continuo divenire, che si compiono in funzione delle mutate esigenze comportamentali della specie umana Geografia e spazio urbano – di L. Bertagni

luca-bertagniLa modifica del territorio, nel passaggio millenario da forme tribali sostanzialmente nomadi, dedite alla caccia e alla pastorizia, a civiltà stanziali legate alla terra e ai raccolti,  non si limita più a piccoli interventi temporanei, perde lentamente la sua dimensione occasionale, dispersiva, nomade, e si concretizza in spazi artificiali mai visti in natura: le città. Lo spazio urbano, oltre che sommatoria delle esigenze e dei desideri degli umani, è il luogo deputato alla condivisione, all’incontro.

Luca  Bertagni, Architetto, Senior Manager Bertagni Consulting srl

Vi è infine un’attività di pianificazione legata all’agricoltura, per ora embrionale, quantomeno in Italia, ma che potrà ricoprire in futuro un ruolo crescente nel disegno di nuove architetture urbane, di antidoto alla cementificazione selvaggia delle nostre città, di momento di aggregazione: quella degli orti urbani e degli eco-musei Ripristino e valorizzazione degli spazi urbani marginali: gli Orti della Garbatella a Roma e l’eco-museo del Parc Leopold a Bruxelles – di M. Bertagni e D. Terrile

regione-laziogruppoPer l’esame di Analisi ambientale dei sistemi urbani e territoriali abbiamo realizzato un dossier della geografia umana degli orti urbani della Garbatella, a Roma, alternando visioni zenitali a storie di vita.

Graziana Pandozi, Carlo Marozza, Eleonora Spagnoli, Flavia Ruggieri , Marco Bertagni

 

marco-bertagni-e-daniela-terrileIl progetto dell’Ecomuseo del Parc Leopold a Bruxelles vuole proporre una collaborazione tra discipline, nei campi sia delle scienze positive che di quelle umanistiche, scientifiche ed economiche. Non più  segregazione dei saperi ciascuno nel proprio campo e nel proprio settore. 

L’Ecomuseo è la volontà di ‘risvegliare’ il cittadino per alimentare la voglia di pensare e di agire insita in ogni persona vivente.  Una visione di unità dove le differenze non fanno paura ma vengono rispettate e valorizzate per rendere l’insieme più ricco e più resiliente, più forte.

Daniela Terrile, Funzionario Commissione Europea
nella foto Marco Bertagni e Daniela Terrile

Riflettere sullo spazio, in architettura, significa collocarci di fronte alla vertigine delle origini della disciplina e del suo significato più stretto.

Joao Soares